DECRETO INGIUNTIVO: i presupposti per la concessione di un nuovo termine per la notifica

Procedimento patrocinato da DE SIMONE LAW FIRM

La rimessione in termini, di cui all’art. 153 comma 2 c.p.c. richiede la dimostrazione, ad opera della parte, che la decadenza sia stata determinata da una causa ad essa non imputabile, perché cagionata da un fattore estraneo alla sua volontà.

Questo il principio ripreso dal Tribunale di Napoli Nord, Giudice Felice Angelo Pizzi, con l’ordinanza del 3 febbraio 2020, resa nell’ambito di un procedimento monitorio a seguito dell’istanza di remissione in termini depositata da una Banca per omessa notifica del decreto ingiuntivo nel termine perentorio, in quanto i soggetti sono risultati sconosciuti all’indirizzo indicato.

Sul punto, il Tribunale ha ritenuto che in tema di notificazioni degli atti processuali, qualora la notificazione dell’atto, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, questi ha la facoltà e l’onere di richiedere all’Ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio, e, ai fini del rispetto del termine, la conseguente notificazione avrà effetto dalla data iniziale di attivazione del procedimento, sempreché la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un termine ragionevolmente contenuto, tenuti presenti i tempi necessari secondo la comune diligenza per conoscere l’esito negativo della notificazione e per assumere le informazioni ulteriori conseguentemente necessarie.

Nel caso di specie il tentativo di notifica del decreto ingiuntivo era stato effettuato dall’istituto di credito con ritardo, a causa della necessità della apposizione della formula esecutiva sul decreto ingiuntivo emesso provvisoriamente esecutivo e conseguentemente il Giudice ha rimesso in termini la Banca atteso che la decadenza era stata determinata da una causa ad essa non imputabile.


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ESECUZIONE FORZATA: la natura abusiva del bene non inficia in alcun modo la vendita forzata

La natura abusiva del bene, se limita la commerciabilità del cespite nei negozi di trasferimento di diritto privato, non inficia in alcun modo la pignorabilità dello stesso, né la vendita forzata. Le vicende legate ai profili urbanistici dell’immobile, infatti, non hanno incidenza alcuna sulla apposizione del vincolo pignoratizio e sulla delega delle operazioni di vendita. In altri termini, l’abusività del bene deve emergere ai meri fini di rendere noto lo status dell’immobile ai potenziali offerenti in sede di vendita e, a fortiori, all’aggiudicatario, ma non incide diversamente sulla assoggettabilità del bene al pignoramento.

Questo il principio ribadito dal Tribunale di Napoli, Giudice Mario Ciccarelli, con l’ordinanza del 26 febbraio 2020.

Nel caso in esame, un debitore esecutato ha chiesto la sospensione dell’esecuzione promossa in suo danno sulla base dell’abusività (e quindi l’incommerciabilità) dell’immobile pignorato e l’acquisizione dello stesso al patrimonio del Comune. L’istanza non è stata accolta.

Riguardo alla pignorabilità di un immobile abusivo, il Giudice dell’Esecuzione si è uniformato ad un orientamento ben consolidato in giurisprudenza, secondo il quale “le nullità previste dall’art. 40 della l. 47/1985 non si estendono ai trasferimenti derivanti da procedure esecutive immobiliari individuali, di talché anche l’immobile abusivo non sanabile può costituire oggetto di vendita forzata, purché ciò sia dichiarato nel bando di vendita” (Cassazione civile, 11/10/2013, n. 23140). Lo stesso testo unico sull’edilizia ha confermato che la facoltà di sanatoria non è concessa all’acquirente in via automatica, ma è subordinata all’esistenza delle relative condizioni. Una comminatoria di nullità che si estendesse agli atti di trasferimento effettuati nell’ambito delle procedure esecutive individuali o concorsuali, piuttosto che rappresentare una sanzione nei confronti del proprietario dell’edificio abusivo, finirebbe – al contrario – per favorirlo, in pregiudizio dei creditori.

La natura abusiva del bene, se limita la commerciabilità del cespite nei negozi di trasferimento di diritto privato, non inficia in alcun modo la pignorabilità dello stesso, né la vendita forzata. Le vicende legate ai profili urbanistici dell’immobile, infatti, rilevano nella vendita forzata ai fini di cui all’art. 173 bis disp. att. c.p.c., ovvero sotto il profilo afferente alla relazione di stima del compendio pignorato, ma non hanno incidenza alcuna sulla apposizione del vincolo pignoratizio e sulla delega delle operazioni di vendita. In altri termini, l’abusività del bene deve emergere ai meri fini di rendere noto lo status dell’immobile ai potenziali offerenti in sede di vendita e, a fortiori, all’aggiudicatario, ma non incide diversamente sulla assoggettabilità del bene al pignoramento.

Per ulteriori approfondimenti si rinvia ai seguenti contributi pubblicati in Rivista:

ASTE, L’IMMOBILE ABUSIVO PUO’ ESSERE VENDUTO
LA PROCEDURA CONSENTE LA COMMERCIABILITÀ PURCHÈ CI SIANO LE CONDIZIONI PER IL RILASCIO DELLA SANATORIA
Articolo Giuridico | Il Mattino, Legalmente | 23.02.2020
https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/aste-limmobile-abusivo-puo-essere-venduto

IMMOBILE ABUSIVO: IMPIGNORABILE IN IPOTESI DI ACQUISIZIONE AL PATRIMONIO COMUNALE
SI REALIZZA UN ACQUISTO A TITOLO ORIGINARIO CHE LO TRASFORMA IRREVERSIBILMENTE IN RES EXTRA COMMERCIUM
Ordinanza | Corte di Cassazione, sez. sesta, sottosezione 3, Pres. Amendola – Rel. D’ Arrigo | 06.10.2017 | n.23453
https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/immobile-abusivo-e-impignorabile-in-ipotesi-di-acquisizione-al-patrimonio-comunale

USURA: la commissione di anticipata estinzione del mutuo non va considerata ai fini del superamento del tasso soglia

La commissione di anticipata estinzione del mutuo va esclusa dal novero degli oneri computabili ai fini dell’accertamento della violazione della normativa antiusura. Tale commissione non può infatti farsi rientrare nel calcolo del tasso soglia, in quanto esborso conseguente all’esercizio del diritto potestativo del mutuatario (come tale rimesso al solo suo discrezionale esercizio) di estinguere il debito prima della sua naturale scadenza, e che pertanto non costituisce un costo “collegato alla erogazione del credito”, ai sensi dell’art. 644 c.p. e della legge 108/96.

Questo il principio espresso dal Tribunale di Cosenza, Giudice Carmen Misasi, con la sentenza n. 35 del 7 gennaio 2020.

Due mutuatari hanno convenuto in giudizio la banca con la quale hanno stipulato il contratto, lamentando l’usurarietà della clausola disciplinante l’estinzione anticipata del finanziamento e la indeterminatezza/indeterminabilità della convenzione degli interessi. Hanno quindi chiesto: dichiararsi la nullità del contratto per usurarietà della suddetta clausola, ex l.n. 108/796, l.n. 24/2001 e art. 644 c.p.. Si è costituito l’istituto di credito, contestando la fondatezza di quanto eccepito dagli attori.

Sul punto relativo ai costi di estinzione anticipata, ha aderito al diffuso orientamento giurisprudenziale di merito che esclude la commissione di anticipata estinzione del mutuo dal novero degli oneri computabili ai fini dell’accertamento della violazione della normativa antiusura. Tale commissione non può infatti farsi rientrare nel calcolo del tasso soglia, in quanto esborso conseguente all’esercizio del diritto potestativo del mutuatario (come tale rimesso al solo suo discrezionale esercizio) di estinguere il debito prima della sua naturale scadenza, e che pertanto non costituisce un costo “collegato alla erogazione del credito”, ai sensi dell’art. 644 c.p. e della legge 108/96.

Al riguardo il Giudicante ha evidenziato che il principio della onnicomprensività dell’interesse espresso dalla normativa richiamata mira ad evitare l’aggiramento del divieto di usura attraverso l’imputazione di somme, invece che a capitale ed interessi, a spese varie, ma deve trattarsi comunque di componenti remunerative del credito, tra cui non può annoverarsi la commissione di estinzione anticipata, che costituisce un esborso eventuale, ricollegata ad una libera opzione del mutuatario di sciogliersi dal contratto prima della sua scadenza e funzionale ad indennizzare il mutuante dai costi (in termini di mancato guadagno) collegati a tale scelta, alla stregua della multa poenitentialis ex art. 1373 c.c..

Pertanto il Giudice ha ritenuto infondata la domanda attorea, compensando le spese per metà e condannando gli attori al pagamento della residua metà in favore della banca convenuta.

Per ulteriori approfondimenti si rinvia ai seguenti contributi pubblicati in Rivista:

USURA: IRRILEVANTE LA PENALE DI ESTINZIONE ANTICIPATA AI FINI DEL SUPERAMENTO DELLA SOGLIA
È UNA PRESTAZIONE ALTERNATIVA AL PAGAMENTO DEGLI INTERESSI CORRISPETTIVI
Sentenza | Tribunale di Modena, Giudice Martina Grandi | 27.06.2019 | n.1034
https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-irrilevante-la-penale-di-estinzione-anticipata-ai-fini-del-superamento-della-soglia

 

USURA – PENALE ESTINZIONE ANTICIPATA: NON VA CONSIDERATA AI FINI DEL SUPERAMENTO DEL TASSO SOGLIA
RAPPRESENTA UNA SPESA DI NATURA STRAORDINARIA EVENTUALE
Sentenza | Tribunale di Parma, Giudice Antonella Ioffredi | 20.03.2019 | n.461
https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-penale-estinzione-anticipata-non-va-considerata-ai-fini-del-superamento-del-tasso-soglia

 

PENALE ESTINZIONE ANTICIPATA: NON VA INCLUSA TRA GLI ONERI PER VERIFICA SUPERAMENTO TSU
DETERMINEREBBE UNA “SOMMATORIA TASSI” ILLEGITTIMA PER ETEROGENEITÀ DEI COSTI
Sentenza | Tribunale di Lanciano, Giudice Cleonice Gabriella Cordisco | 11.01.2018 | n.4
https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/penale-estinzione-anticipata-non-va-incluso-tra-gli-oneri-per-verifica-superamento-tsu


 

USURA: la mancata produzione dei decreti ministeriali determina il rigetto dell’opposizione

Procedimento patrocinato da DE SIMONE LAW

La natura di atti meramente amministrativi dei decreti ministeriali rende ad essi inapplicabile il principio “iura novit curia” di cui all’art. 113 c.p.c., da coordinarsi, sul piano ermeneutico, con il disposto dell’art. 1 delle preleggi, che non comprende, appunto, i detti decreti tra le fonti del diritto, (cfr. cass. n. 2543/2019). Di conseguenza, il mancato adempimento all’onere probatorio ricadente sulla parte, determina il rigetto della domanda, in quanto pur trattandosi di una nullità rilevabile d’ufficio, essa può rilevarsi “iuxta alligata et probata”.

Questo è il principio espresso dal Tribunale di Napoli, Giudice Maria Ludovica Russo, con la sentenza n. 16213 del 04.12.2019.

La vicenda ha riguardato un mutuatario che ha proposto opposizione avverso il precetto notificatogli dalla banca per sorta capitale, rate impagate ed interessi moratori in relazione ad un contratto di mutuo dalle parti stipulato.

L’opponente ha fondato la domanda su tre doglianze:

1) inefficacia del titolo (mutuo fondiario) in relazione alla consegna immediata della somma mutuata;

2) mancanza dei presupposti per la risoluzione contrattuale;

3) usurarietà dei tassi.

La Banca si è costituita in giudizio contestando estensivamente l’assunto attoreo e chiedendo il rigetto dell’opposizione.

Senza necessità di istruttoria, la causa è stata discussa ed introitata per la decisione, sulla base delle comparse conclusionali già depositate ex art. 281quinquies c. 2 c.p.c.

Il Giudice, nell’affrontare il thema decidendum, ha sottolineato che la deduzione circa l’usurarietà del mutuo sconta una evidente genericità non solo in ordine agli argomenti di prova, ma anche nei termini della stessa allegazione, non contenendo alcuna indicazione specifica delle irregolarità rilevate.

Infatti non è stato indicato né negli atti di causa né in una eventuale consulenza di parte quale sarebbe stato il tasso effettivo applicato e quale sarebbe stato il tasso di mora per il trimestre interessato. Oltre a ciò, non è stato prodotto il DM relativo ai tassi soglia per il trimestre in cui rientra il contratto in oggetto in base alla data di stipula.

Per tale motivo, il mancato adempimento all’onere probatorio ricadente sulla parte ha determinato il rigetto della domanda, in quanto, pur trattandosi di una nullità rilevabile d’ufficio, essa può rilevarsi “iuxta alligata et probata”.

Alla luce delle suesposte argomentazioni, il Giudice ha rigettato in toto l’opposizione ed ha condannando l’opponente alla refusione delle spese di lite.

Per ulteriori approfondimenti si rinvia ai seguenti contributi pubblicati in Rivista:

USURA: LA MANCATA PRODUZIONE DEI DECRETI MINISTERIALI IMPEDISCE LA VALUTAZIONE NEL MERITO
SONO MERI ATTI AMMINISTRATIVI PER I QUALI NON OPERA IL PRINCIPIO IURA NOVIT CURIA§
Sentenza | Tribunale di Mantova, Giudice Francesca Arrigoni | 08.01.2018 | n.5§
https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-la-mancata-produzione-dei-decreti-ministeriali-impedisce-la-valutazione-nel-merito

 

LITE TEMERARIA: IN SEDE DI OPPOSIZIONE A DI LA GENERICITÀ ECCEZIONI SOLLEVATE È FONTE DI RESPONSABILITÀ AGGRAVATA
IL MANCATO DEPOSITO DEI DECRETI MINISTERIALI RENDE IMPROPONIBILE LA VERIFICA DELL’USURA
Sentenza Tribunale di Napoli, dott.ssa Grazia Bisogni 11-03-2016 n. 3214
http://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/lite-temeraria-in-sede-di-opposizione-a-di-la-genericita-eccezioni-sollevate-e-fonte-di-responsabilita-aggravata.html

 

USURAINAMMISSIBILE LA CTU SE IL CLIENTE NON ALLEGA I DECRETI MINISTERIALI
A FRONTE DI DEDUZIONI GENERICHE, LE ISTANZE ISTRUTTORIE AVREBBERO FINALITÀ MERAMENTE ESPLORATIVE
Tribunale Napoli, dott. Massimiliano Sacchi | Ordinanza | 27-01-2016
http://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-inammissibile-la-ctu-se-il-cliente-non-allega-i-decreti-ministeriali.html


 

QUERELA DI FALSO: l’istanza deve essere proposta entro l’udienza di precisazione delle conclusioni

La querela di falso può essere sempre proposta in qualsiasi stato e grado del giudizio (art. 221 c.p.c.) ma, a tal fine, è necessario che la relativa istanza, in primo o in secondo grado, intervenga prima della rimessione della causa in decisione e, quindi, al più tardi entro l’udienza di precisazione delle conclusioni.

Questo il principio ribadito dal Tribunale di Napoli, Giudice Paolo Andrea Vassallo, con la sentenza n. 8010 dell’11.09.2019, che si riporta di seguito.

 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE ORDINARIO DI NAPOLI
SECONDA SEZIONE CIVILE

in persona del dr. Paolo Andrea Vassallo ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile di primo grado iscritta al n. OMISSIS del R.G.A.C.C. dell’anno 2015, trattenuta in decisione nell’udienza del 30/04/2019 rimessa al Giudice per la decisione in data 23/07/2019 e vertente

TRA

FIDEIUSSORI

– OPPONENTI –

E

BANCA

– OPPOSTA –

CONCLUSIONI

All’udienza del 30/04/2019 le parti hanno concluso come da verbale in atti.

Per parte opponente: “precisa le conclusioni riportandosi a quelle rassegnate nell’atto di citazione. Voglia l’Ill.mo Tribunale adìto, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione respinte, così provvedere: IN VIA PRELIMINARE – revocare la provvisoria opposizione del decreto ingiuntivo opposto in sede di udienza di prima comparizione, essendo l’opposizione de qua fondata su prova scritta e di pronta soluzione; NEL MERITO ED IN VIA PRINCIPALE – previo accertamento e declaratoria della nullità dei contratti di garanzia recanti il nomen juris di fidejussione omnibus sottoscritti dalle parti in data 20.07.2007 per vizio del consenso nel processo formativo della volontà per quanto suesposto, accogliere la proposta opposizione e, per l’effetto, revocare il d.i. provvisoriamente esecutivo n. OMISSIS emesso dal Tribunale di Napoli; – previo accertamento e declaratoria della decadenza (e/o prescrizione) dei diritti della BANCA derivanti dai contratti sottoscritti dalle parti in data 20.07.2007 ai sensi dell’art. 5 della clausola contrattuale per quanto suesposto, accogliere la proposta opposizione e, per l’effetto, revocare il d.i. provvisoriamente esecutivo n. OMISSIS emesso dal Tribunale di Napoli”.

Per parte convenuta: “precisa le conclusioni riportandosi a quelle rassegnate nella comparsa di costituzione e riposta. 1) per il rigetto della promossa opposizione e di ogni domanda con la stessa formulata in quanto inammissibile, improponibile ed improcedibile;2) con vittoria di spese secondo la vigente normativa oltre IVA, CPA e spese generali. Ribadisce la tardività dell’opposizione”.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Viene opposto il decreto ingiuntivo n. OMISSIS reso dal Tribunale di Napoli in data 22.09.2015, depositato in Cancelleria il 28.09.2015, su ricorso dalla BANCA con il quale è stato ingiunto alla società, nonché ai Sigg.ri FIDEIUSSORI il pagamento della somma di € 309.362,10, oltre interessi convenzionali e spese legali di procedura.

Il ricorso per decreto ingiuntivo, con in calce il pedissequo provvedimento di ingiunzione del Tribunale munito di provvisoria esecutività, è stato notificato ai fidejussori ai sensi dell’art. 140 c.p.c. in data 05.11.2015 presso l’indirizzo di residenza, e la notifica risulta perfezionata in data 11.11.2015, data nella quale gli avvisi ex art. 140 c.p.c. risultano consegnati a mani della sorella di FIDEIUSSORE, nella qualità di familiare convivente, come risulta dall’originale di notifica del ricorso e pedissequo decreto depositati in atti.

L’atto di citazione in opposizione, è stato notificato dai Sigg.ri FIDEIUSSORI a mezzo pec soltanto il 22.12.2015.

Come rilevato d’ufficio dal Giudice all’udienza del 22/04/2016, l’opposizione deve ritenersi tardiva essendo stata notificata oltre il quarantesimo giorno di cui all’art. 641 c.p.c. che cadeva il 21.12.2015.

Ne deriva che l’opposizione proposta deve essere dichiarata inammissibile.

Manifestamente inammissibile è la querela di falso incidentale proposta dagli opponenti unitamente alla comparsa conclusionale e pertanto non ne può essere autorizzata la presentazione.

La querela di falso può essere sempre proposta in qualsiasi stato e grado del giudizio (art. 221 c.p.c.) ma, a tal fine, è necessario che la relativa istanza, in primo o in secondo grado, intervenga prima della rimessione della causa in decisione e, quindi, al più tardi entro l’udienza di precisazione delle conclusioni (cfr. Cass. n. 17900/2011; Cassazione civile sez. I, – 01/02/2016, n. 1870).

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come segue, secondo il Decreto 10 marzo 2014, n. 55 pubblicato in GU n.77 del 2-4-2014 nella misura aggiornata sulla base del DM n. 37 dell’8/3/2018 pubblicato sulla G.U. n. 96 del 26/4/2018 e in vigore dal 27 aprile 2018.

Competenza: Giudizi di cognizione innanzi al tribunale

Valore della Causa: Da € 260.001 a € 520.000

Fase di studio della controversia, valore medio: € 3.375,00

Fase introduttiva del giudizio, valore medio: € 2.227,00

Fase istruttoria e/o di trattazione, valore minimo: € 6.941,00

Fase decisionale, valore medio: € 5.870,00

Compenso tabellare € 18.413,00

PROSPETTO FINALE

Compenso tabellare € 18.413,00

Spese generali (15% sul compenso totale ) € 2.761,95

COMPENSO LIQUIDATO € 21.174,95

P.Q.M.

il Tribunale definitivamente pronunciando, ogni diversa domanda ed eccezione respinta, così provvede:

1) DICHIARA inammissibile l’opposizione proposta da FIDEIUSSORI avverso il decreto ingiuntivo n.OMISSIS reso dal Tribunale di Napoli in data 22.09.2015, depositato in Cancelleria il 28.09.2015, su ricorso dalla BANCAche per l’effetto conferma;

2) CONDANNA FIDEIUSSORI in solido alla refusione delle spese di lite in favore della BANCA, che liquida in € 21.174,95 (di cui € 18.413,00 per compensi di avvocato ed € 2.761,95 per rimborso forfettario ex art. 2 Decreto 10 marzo 2014, n. 55), oltre Iva e Cpa come per legge e se dovute.

Napoli lì 09/09/2019

Il Giudice
Dott. Paolo Andrea Vassallo


USURA: la mora è rilevante solo in caso di effettiva applicazione, non potendo la mera pattuizione ultra soglia comportare la sanzione della gratuità

Procedimento patrocinato da DE SIMONE LAW FIRM

La tesi della rilevanza usuraria degli interessi di mora è stata ribadita dalla Corte di Cassazione con ordinanza n. 27442/2018, la quale muove dall’assunto della “naturale fecondità” del denaro nonché dalla considerazione che la normativa in tema di usura si occupi degli interessi tout court, prima ancora che corrispettivi o moratori.

Il sistema normativo in materia di usura non prevede e non richiede né la rilevazione dei tassi di mora ai fini della rilevazione del tasso medio né la previsione di una soglia distinta per il tasso moratorio, che pertanto rimane soggetto al tasso soglia determinato in base alla categoria dell’operazione. Invece si deve escludere che il tasso effettivo, da confrontare al tasso soglia, possa essere determinato per sommatoria del tasso corrispettivo e del tasso di mora.

La mera pattuizione degli interessi moratori ultrasoglia è irrilevante ai fini della applicazione della legge 108/96, richiedendo la effettiva applicazione degli interessi di mora al rapporto bancario.

Se il superamento del tasso soglia in concreto riguarda solo gli interessi moratori, la nullità ex art: 1815 comma 2 c.c. colpisce unicamente la clausola concernente i medesimi interessi moratori, senza intaccare l’obbligo di corresponsione degli interessi corrispettivi

Gli interessi corrispettivi sono sempre dovuti anche in ipotesi di superamento del tasso soglia per gli interessi moratori.

La verifica del superamento del tasso soglia deve essere eseguita autonomamente con riferimento a ciascuna delle due categorie di interessi, con conseguente irrilevanza ai fini dello scrutinio sull’usura della sommatoria tra tasso corrispettivo e tasso moratorio.

Questi i principi espressi dal Tribunale di Napoli, Giudice Andrea Vassallo, con la sentenza n. 4676 del 07.05.2019.

La vicenda ha riguardato un mutuatario che ha convenuto in giudizio un istituto di credito deducendo l’applicazione di tassi usurari al contratto; lo stesso ha, dunque, chiesto la declaratoria di gratuità dello stesso, oltre che la restituzione delle somme indebitamente percepite dalla banca.

L’istituto convenuto, nel costituirsi in giudizio, si è opposto all’accoglimento della domanda, chiedendone il rigetto con condanna dell’attore al pagamento delle spese processuali.

Il Giudice, investito del thema decidendum, ha manifestato di aderire al consolidato orientamento giurisprudenziale, sancito con la sentenza 27442/2018 della Corte di cassazione, che muove dall’assunto della “naturale fecondità” del denaro nonché dalla considerazione che la normativa in tema di usura si occupi degli interessi tout court, prima ancora che corrispettivi o moratori.

Il Tribunale ha, pertanto, ritenuto rilevanti, ai fini del superamento del tasso soglia usurario, anche gli interessi moratori ma ha specificato che lo scrutinio non va effettuato sulla base della sommatoria dei due tassi, bensì considerando le due categorie autonomamente.

L’organo giudicante ha, altresì, affrontato il questione relativa alle conseguenze del superamento delle soglie usurarie da parte dei soli interessi di mora.

Orbene, in virtù della differenza ontologica e funzionale tra gli istituti, è necessario, per il Tribunale, isolare le singole clausole dal corpo del regolamento contrattuale ai fini della declaratoria di nullità.

In tal senso, è opportuno riconoscere che l’unico contratto di finanziamento contiene due distinti e autonomi paradigmi negoziali destinanti ad applicarsi in alternativa tra loro in presenza di differenti condizioni: uno fisiologico e finalizzato alla regolamentazione della restituzione rateale delle somme mutuate; l’altro solo eventuale ed in ipotesi di patologia del rapporto, nel caso di inadempimento del mutuatario, evenienza al verificarsi della quale è ragionevole ritenere che diversamente si atteggi la volontà delle parti.

Da ciò discende che l’eventuale nullità della seconda pattuizione, relativa al caso di inadempimento e alla patologia del rapporto, non pregiudica la validità della prima pattuizione relativa alla fisiologia del rapporto.

Alla luce delle suesposte argomentazioni, il Giudice ha rigettato le domande attore ritenendo non dedotto né provato che alcuna somma sia stata corrisposta alla banca convenuta indebitamente.

Per ulteriori approfondimenti si rinvia ai seguenti contributi pubblicati in Rivista:

USURA MUTUO L’ONERE DI INDICARE IN MODO SPECIFICO MODI, TEMPI E LA MISURA DEL SUPERAMENTO
OCCORRE INDICARE I CRITERI E A FORMULA DI CALCOLO UTILIZZATA PER LA DETERMINAZIONE DEL TAEG
Sentenza | Tribunale di Napoli Nord, dott. Giovanni Di Giorgio | 04.03.2019 | n.619
https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-mutuo-lonere-di-indicare-in-modo-specifico-modi-tempi-e-la-misura-del-superamento

 

USURA-MORATORI: LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA INIBISCE IN RADICE IL VERIFICARSI DEL FENOMENO USURARIO
INCONDIVISIBILE E CONTRADDITTORIA LA PRONUNCIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE 27442/2018
Sentenza | Tribunale di Milano, Giudice Michela Guantario | 08.02.2019 | n.1897
https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-moratori-la-clausola-di-salvaguardia-inibisce-in-radice-il-verificarsi-del-fenomeno-usurario

 

USURA-MUTUO: NON È CORRETTA LA SOMMATORIA DEI TASSI
IL SUPERAMENTO DELLA SOGLIA VA VERIFICATO SEPARATAMENTE PER LE DUE CATEGORIE DI INTERESSI, SENZA POSSIBILITÀ DI CUMULO
Sentenza | Tribunale di L’Aquila, Giudice Annarita Giuliani | 29.01.2019 | n.38
https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-mutuo-non-e-corretta-la-sommatoria-dei-tassi

 

USURA – COMMISSIONE DI ESTINZIONE: COSTO SOLO EVENTUALE PER IL MUTUATARIO
NON VA SOMMATA AGLI INTERESSI CORRISPETTIVI PREVISTI NEL CONTRATTO DI FINANZIAMENTO
Sentenza | Tribunale di Matera, Giudice Antonello Vitale | 24.01.2019 | n.51
https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-commissione-di-estinzione-costo-solo-eventuale-per-il-mutuatario

 

SUPERAMENTO SOGLIA USURA: NO ALLA SOMMATORIA DEI TASSI
INTERESSI MORATORI E CORRISPETTIVI HANNO FUNZIONI DIFFERENTI
Ordinanza | Tribunale di Napoli, Giudice Fabiana Ucchiello | 07.01.2019 |
https://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/superamento-soglia-usura-no-alla-sommatoria-dei-tassi


 

ASSEGNO: ove privo di provvista, è obbligatoria la segnalazione in CAI

Procedimento patrocinato da De Simone Law Firm 

Il successivo pagamento di un assegno privo di provvista, anche nel caso in cui avvenga nei termine di sessanta giorni, dalla scadenza del termine di presentazione, e anche se la prova del pagamento avvenga mediante presentazione di quietanza del portatore con firma autenticata, è requisito sufficiente ad evitare il protesto, ma legittima comunque la segnalazione della Banca alla Centrale Allarme Interbancario, atteso che tale procedura è dovuta dalla Banca in ragione delle disposizioni della legge n. 386 del 15 dicembre 1990.

Questo il principio espresso dalla Corte di Cassazione civile, Pres. Giancola – Rel. Dolmetta con l’ordinanza dell’11.04.2017.

Nella fattispecie processuale ivi esposta, una società conveniva in giudizio una Banca ed in riferimento alla segnalazione compiuta dall’Istituto creditizio alla Centrale d’Allarme Interbancaria per aver l’attrice presentato alla medesima Banca un assegno privo della necessaria provvista, eccepiva l’illegittimità della segnalazione, chiedendone la cancellazione.

In particolare, l’attrice asseriva che sebbene l’assegno presentato alla Banca fosse privo di provvista la circostanza dell’avvenuto pagamento prima e la distruzione dello stesso titolo di credito, poi, fossero circostanze tali non solo ad evitare tanto il protesto, quanto la procedura che la Banca deve seguire in ragione delle disposizioni della legge 15 dicembre 1990, n. 386.

Sul punto, tanto il Giudice di prime cure, quanto la Corte d’Appello territorialmente competente rigettavano la doglianza della società attrice, ed in particolare, il collegio precisava che stante la presentazione alla banca di un assegno privo della necessaria provvista la circostanza che successivamente l’assegno venga «richiamato» se serve a evitare il protesto, non vale a paralizzare la procedura che la banca deve comunque porre in essere essendo necessaria la segnalazione alla CAI.

Di conseguenza, la Corte riteneva legittima, perché dovuta, la segnalazione compiuta dalla Banca alla Centrale d’Allarme Interbancaria respingendo, quindi, la domanda risarcitoria formulata dalla Società traente.

Avverso tale pronuncia, la società promuoveva ricorso per cassazione sulla base di due motivi di doglianza, ed in particolare I) sull’assunto della difformità della suddetta sentenza con la giurisprudenza della Corte di Cassazione, in violazione della Circolare n.139/91 della Banca d’Italia e della legge n. 386/90; II) sull’omesso esame della circostanza che il titolo di credito fosse stato realmente distrutto ad opera dello stesso correntista.

Si costituiva in giudizio la Banca eccependo l’infondatezza delle avverse pretese, sottolineando la legittimità della segnalazione.

La Suprema Corte ha ritenuto inammissibili, in quanto infondati in fatto ed in diritto, i suindicati motivi di ricorso, ritenendo del tutto generica l’eccepita violazione della normativa della legge 386/90 ad opera della Corte d’Appello, precisando, nel merito, l’irrilevanza del ricorso in quanto non indica per quale profilo di tale normativa rileverebbe l’individuazione del soggetto che ha distrutto il titolo, e pertanto l’incensurabilità della decisione del collegio.

In definitiva, gli Ermellini hanno osservato che ai fini della non applicazione delle diverse sanzioni che sono previste dalla legge 386/90, è opportuno far riferimento all’art. 8 in quanto stabilisce che l’avvenuto pagamento dell’assegno, degli interessi, della penale e delle eventuali spese per il protesto o per la constatazione equivalente nel termine di sessanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione, e pertanto la prova del pagamento avvenuto mediante presentazione di quietanza del portatore con firma autenticata, sebbene serve a evitare il protesto, non vale a paralizzare la procedura che la banca deve seguire in ragione delle disposizioni della legge stessa.

Alla luce delle suesposte argomentazioni, la Corte di Cassazione rigettava il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio.

Per ulteriori approfondimenti in materia, si rinvia ai seguenti contributi pubblicati in rivista:

ISCRIZIONE CAI: L’OBBLIGO DI PREAVVISO NON È NECESSARIO PER LA REVOCA DELLA CARTA DI CREDITO

LA SEGNALAZIONE AL CAI HA EFFETTO INFORMATIVO

Ordinanza | Tribunale di Messina, dott.ssa Maria Carmela D’Angelo | 20.01.2016 |

http://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/iscrizione-cai-l-obbligo-di-preavviso-non-e-necessario-per-la-revoca-della-carta-di-credito

SEGNALAZIONE CENTRALE RISCHI: SI IMPONE ALLA BANCA UNA VALUTAZIONE PROGNOSTICA SULLE RAGIONI DELL’IMPEDIMENTO DEL CLIENTE

LA DIFFIDA DI PAGAMENTO E L’EMISSIONE DI UN DECRETO INGIUNTIVO NON SONO SUFFICIENTI A COMPROVARE L’INSOLVENZA DEL SOGGETTO

Ordinanza | Tribunale di Marsala, sezione feriale dott. Pasquale Russolillo | 05.08.2013

http://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/segnalazione-centrale-rischi-si-impone-alla-banca-una-valutazione-prognostica-sulle-ragioni-dell-impedimento-del-cliente


 

USURA-LEASING: gli interessi moratori e l’omessa e/o l’erronea indicazione del TAEG

Procedimento patrocinato da De Simone Law Firm 

È preclusa la possibilità di procedere ad una verifica in termini oggettivi del carattere usurario degli interessi moratori per mancata rilevazione del tasso soglia da parte dalla Banca d’Italia secondo le prescrizioni impartite dal Ministero delle Finanze, che possa fungere da parametro di liceità, in applicazione dell’art. 2 l. 108/1996. 

Gli interessi moratori giammai si aggiungono a quelli corrispettivi, bensì si sostituiscono a questi ultimi dal giorno della mora, alla luce di quanto disposto dall’art. 1224 c.c. 

L’omessa o l’erronea indicazione del TAEG non incide sulla validità del contratto ai sensi dell’art. 117 TUB. 

E valida una clausola relativa agli interessi convenzionali di mora che richiama l’EURIBOR in quanto si riferisce ad un parametro compiutamente determinabile ex ante che soddisfa senz’altro il requisito della determinabilità dell’oggetto del contratto, richiesto dall’art. 1346 c.c. in alternativa a quello della determinatezza, ai fini della validità del contratto medesimo. 

Il parametro EURIBOR è valido e non si pone in contrasto con norme imperative per cui una eventuale manipolazione non comporta alcuna nullità a maggior ragione se l’intermediario finanziario è del tutto estraneo all’intesa anticoncorrenziale.

Questi i principi espressi dal Tribunale di Verona, Giudice Camilla Fin, con sentenza n. 1473 pubblicata in data 21 giugno 2018.

Nella fattispecie processuale esaminata, una SOCIETÀ’ ed i suoi SOCI convenivano in giudizio una SOCIETÀ di LEASING, con la quale avevano sottoscritto un contratto di locazione finanziaria a tasso variabile, al fine di accertare:

– l’invalidità delle clausole determinative degli interessi del contratto in oggetto;

– l’anatocismo sia in applicazione del piano di ammortamento alla francese sia per effetto dell’applicazione degli interessi di mora sulle rate scadute;

– la mancata indicazione del TAEG;

chiedendo, per l’effetto del predetto accertamento, di rilevare la nullità delle clausole determinative dell’interesse corrispettivo e moratorio e dichiarare la gratuità del contratto de quo, con conseguente condanna della SOCIETA’ di LEASING alla restituzione di tutte le somme indebitamente percepite.

Si costituiva in giudizio la SOCIETA’ di LEASING, chiedendo il rigetto delle domande attoree, deducendo la manifesta infondatezza della domanda.

Il Giudice assegnava la causa in decisione senza disporre alcuna consulenza tecnico contabile.

In particolare il Giudicante ha ritenuto che la verifica in termini oggettivi e cioè matematici del carattere usurario degli interessi moratori è di fatto preclusa dalla mancanza di uno specifico tasso soglia rilevato trimestralmente dalla Banca d’Italia secondo le prescrizioni impartite dal Ministero delle Finanze, che possa fungere da parametro di liceità, in applicazione dell’art. 2 l. 108/1996.

Nel caso di specie, il Tribunale ha poi osservato che gli interessi moratori giammai si aggiungono a quelli corrispettivi, bensì si sostituiscono a questi ultimi dal giorno della mora, alla luce di quanto disposto dall’art. 1224 c.c.

In merito alla mancata indicazione in contratto del TAEG, il Tribunale ha rappresentato, come sostenuto dalla giurisprudenza maggioritaria, che l’omessa o l’erronea indicazione del TAEG non incide sulla validità del contratto ai sensi dell’art. 117 TUB, ma tuttalpiù può rilevare sotto il profilo della responsabilità precontrattuale.

Infine, il Giudice Veronese ha ritenuto che le clausole determinative dell’interesse corrispettivo e moratorio non potevano essere considerate nulle in base ad una presunta manipolazione del tasso EURIBOR effettuata tra il 2005 e il 2008 da parte di taluni istituti di credito europei, giacché il comma 2 dell’art. 101 TFUE sancisce espressamente la sola nullità degli accordi concorrenziali tra imprese elencati al comma 1, e non anche dei contratti stipulati, a valle, tra le imprese e gli utenti finali, ben evidenziando che l’intermediario era del tutto estraneo all’intesa anticoncorrenziale.

Per le ragioni esposte il Tribunale ha rigettato la domanda, con conseguente condanna al pagamento delle spese di lite.

Per ulteriori approfondimenti, si rinvia ai seguenti contributi pubblicati in rivista:

USURA – LEASING: IMPOSSIBILE L’ACCERTAMENTO DELL’USURARIETÀ DEGLI INTERESSI DI MORA

IL SUPERAMENTO DEL TASSO SOGLIA VA VALUTATO IN RELAZIONE AI SOLI ELEMENTI RETRIBUTIVI DEL FINANZIAMENTO

Sentenza | Tribunale di Milano, Dott. Angelo Claudio Ricciardi | 27.09.2017 | n.9709

http://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-leasing-impossibile-laccertamento-dellusurarieta-degli-interessi-di-mora 

USURA-LEASING: GLI INTERESSI DI MORA SONO IRRILEVANTI AI FINI DELLA L. 108/96

NON COSTITUISCONO COSTI COLLEGATI ALL’ EROGAZIONE DEL CREDITO DA INCLUDERE NEL CALCOLO DEL TEGM

Sentenza | Tribunale di Roma, Giudice Dott.ssa Maria Luparelli | 24.10.2017 | n.20067

http://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-leasing-gli-interessi-di-mora-sono-irrilevanti-ai-fini-della-l-10896

LEASING : IL PIANO DI AMMORTAMENTO “ALLA FRANCESE” NON IMPLICA ANATOCISMO

IL CALCOLO DEGLI INTERESSI DI REGOLA È EFFETTUATO SUL CAPITALE RESIDUO

Sentenza | Tribunale di Brescia, Dott.Stefano Franchioni | 14.09.2016 | n.2677

http://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/leasing-il-piano-di-ammortamento-alla-francese-non-implica-anatocismo

OPPOSIZIONE ESECUZIONE USUCAPIONE: La disponibilità esclusiva, quale unico detentore delle chiavi, è insufficiente

Procedimento patrocinato da De Simone Law Firm

Nell’ambito di una opposizione all’esecuzione relativa procedura esecutiva immobiliare, ai fini della prova dell’usucapione, il certificato di residenza storica prodotto dall’opponente non costituisce un elemento congruo ed univoco.

Non è sufficiente per ottenere la sospensione della procedura una mera dichiarazione circa la disponibilità esclusiva del cespite riconducibile ad una mera detenzione del bene, dovendo dimostrare il possesso pubblico, pacifico, continuato ed ininterrotto dell’immobile per oltre un ventennio, tale da determinarne l’acquisto per usucapione;

Questi i principi espressi dal Tribunale di Napoli, Giudice Maria Rosaria Giugliano, con l’ordinanza del 07.06.2018.

Un terzo proponeva opposizione ex art. 615 cpc ad una procedura esecutiva deducendo di essere titolare del diritto di proprietà per usucapione di un locale deposito (attualmente casotto per il ricovero di materiale, in precedenza guardiola del portiere) facente parte di un intero fabbricato, dichiarando di averne l’esclusiva disponibilità, in quanto unico detentore delle chiavi e di goderne sin dall’età infantile, essendo parte di un intero fabbricato dove risiedeva con la famiglia, allegando anche il certificato di residenza e dichiarando, infine, di non aver avuto alcuna contestazione circa il suddetto diritto di proprietà.

Il Giudice dell’esecuzione rilevava che il certificato di residenza storica allegato dal terzo opponente non costituiva un elemento adeguato, considerato che la destinazione funzionale del bene e la consistenza escludevano che lo stesso fosse adibito ad abitazione di un nucleo familiare, come, invece, affermava l’opponente.

Infatti, dai titoli di provenienza dell’immobile si evinceva che lo stesso era sempre stato adibito a portineria, in altri termini l’opponente avrebbe dovuto allegare sin dall’inizio elementi tesi a dimostrare una diversa destinazione funzionale, nonché di aver posseduto detto immobile in ragione del servizio di portierato.

Il Giudice non ha contestato la disponibilità esclusiva delle del casotto, ma ha sottolineato che la stessa provava semplicemente la detenzione attuale del bene da parte del debitore, rimanendo, pertanto, del tutto indimostrato il possesso pubblico, pacifico, continuato ed ininterrotto dell’immobile per oltre un ventennio.

Per tali ragioni, il Giudice dell’esecuzione ha rigettato l’istanza di sospensione del procedimento, condannando il debitore esecutato alle spese di lite, disponendo la vendita del bene pignorato.

 Per ulteriori approfondimenti si rinvia ai seguenti contributi pubblicati in rivista:

OPPOSIZIONE ESECUZIONE USUCAPIONE: MANCA IL FUMUS SE IL TERZO NON HA PROPOSTO UN PRECEDENTE GIUDIZIO

NON È SUFFICIENTE LA MERA DICHIARAZIONE IN VIRTÙ DEL POSSESSO ULTRAVENTENNALE ANIMO DOMINI

Ordinanza | Tribunale di Avellino, Giudice Gaetano Guglielmo | 08.05.2018 |

http://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/opposizione-esecuzione-usucapione-manca-il-fumus-se-il-terzo-non-ha-proposto-un-precedente-giudizio


 

USURA: inattendibile perizia econometrica su TEMO. Condanna alle spese € 13.430,00

Procedimento patrocinato da De Simone Law Firm 

Gli interessi moratori non vengono rilevati dalla legge in considerazione della loro differente natura di prestazione non necessaria, ma solo eventuale, in quanto destinata a operare solo in caso di inadempimento del mutuatario, nonché in ragione della funzione non corrispettiva, ma risarcitoria del danno derivante dall’inadempimento e, quindi, di una funzione che può portare a quantificare la pattuizione in forza di variabili e di componenti estremante eterogenee e non strettamente e direttamente collegate al costo del denaro e all’erogazione del credito. 

È inattendibile la perizia econometrica con riferimento alla pretesa di determinare un tasso effettivo di mora, dal momento che tale nozione muove dal presupposto di sommare spese e oneri agli interessi moratori, effettuando una analogia con il concetto di Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG), senza tenere conto che quest’ultimo parametro ha logica solo se riferito agli interessi corrispettivi e agli oneri accessori all’erogazione del credito, dovendo escludere tale accessorietà degli oneri rispetto all’interesse moratorio, che invece dipende non dall’erogazione del credito, quanto piuttosto dall’inadempimento del debitore. 

È’ destituita di fondamento ed arbitrario l’operazione di ipotizzare un ritardo nel pagamento della prima rata di ammortamento di 29 giorni e di rapportare poi la mora così maturata alla sola quota capitale della prima rata non pagata tempestivamente. 

La pretesa di calcolare un tasso effettivo di mora non ha alcuna base normativa ed è assolutamente priva di attendibilità in quanto la sommatoria tra interessi corrispettivi ed interessi moratori è priva di qualsiasi attendibilità scientifica e logica, prima ancora che giuridica, in quanto si raffronterebbero fra di loro valori disomogenei.

Questo il principio espresso dal Tribunale di Napoli Nord, Giudice Giovanni Di Giorgio, con la sentenza n.1169 del 26.04.2018.

Nella fattispecie processuale esaminata due Clienti agivano in giudizio contro una Banca con la quale avevano stipulato un contratto di mutuo rispetto al quale lamentavano l’applicazione di interessi usurari, nonché l’indeterminatezza dell’ISC.

Resisteva la Banca che chiedeva il rigetto delle domande di parte attrice.

In primo luogo, il Tribunale ha rilevato che le parti svolgevano il tentativo obbligatorio di mediazione, che si concludeva con esito negativo a causa della mancata partecipazione della Banca, la quale non forniva alcuna motivazione per giustificare la sua assenza.

Nel merito il Giudice ha sottolineato l’esigenza di fornire una corretta interpretazione della nota sentenza della Cassazione n. 350/2013, che la parte attrice richiamava a sostegno della propria pretesa, invero con la suddetta pronuncia la Corte chiariva che anche la pattuizione relativa al saggio degli interessi moratori deve essere oggetto di valutazione in ordine al superamento del tasso soglia, ma tale accertamento non può derivare dalla sommatoria di tassi.

Sul punto, l’applicazione congiunta dei tassi nel medesimo periodo temporale è esclusa, in quanto gli interessi convenzionali e moratori sono tra loro ontologicamente differenti e incompatibili anche in ordine alla diversa funzione remuneratoria e sanzionatoria che assolvono.

Peraltro, anche le istruzioni della Banca d’Italia escludono i tassi di mora nel calcolo del TEG, in quanto diversamente opinando si raffronterebbero fra di loro valori disomogenei, posto che gli interessi moratori sono obbligazioni pecuniarie eventuali destinati ad operare solo in caso di inadempimento del mutuatario.

Pur tuttavia, se è vero che anche gli interessi moratori sono suscettibili di usurarietà il legislatore non ha ancora disciplinato un tasso soglia specifico, tale vuoto normativo, in attesa di uno specifico intervento, è stato colmato dalla Banca d’Italia con la nota di chiarimento in materia di applicazione della legge antiusura del 03.07.13 ha precisato che la soglia a cui raffrontare i tassi previsti per gli interessi di mora deve venire calcolata in base ai criteri dettati dai decreti ministeriali con maggiorazione di 2,1 punti percentuali.

Inoltre, la parte attrice deduceva il superamento del tasso soglia anche in relazione al solo tasso effettivo di mora (cd. T.E.MO.), a prescindere cioè dal tasso nominale di mora contrattualmente convenuto.

Sul punto, ai fini del calcolo del tasso effettivo occorre la conoscenza ex ante degli interessi pagati, che non è evidentemente possibile in caso di mora, essendo un costo eventuale e incerto del quale non si conosce né la base di calcolo, né la durata. 

Più nello specifico, la pretesa di calcolare un tasso effettivo di mora non aveva alcuna base normativa e risultava inattendibile, dal momento che tale nozione muove dal presupposto di sommare spese e oneri agli interessi moratori, effettuando una analogia con il concetto di Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG), senza tenere conto che quest’ultimo parametro ha logica solo se riferito agli interessi corrispettivi e agli oneri accessori all’erogazione del credito, dovendo escludere tale accessorietà degli oneri rispetto all’interesse moratorio, che invece dipende non dall’erogazione del credito, quanto piuttosto dall’inadempimento del debitore. 

Tenuto conto delle suddette argomentazioni, il Giudice ha rilevato che le pattuizioni contrattuali risultavano lecite non sussistendo alcun superamento del valore soglia.

Quanto all’indeterminatezza dell’ISC e alla censura di parta attrice secondo cui sarebbe stato applicato un tasso diverso rispetto a quello pattuito, il Tribunale ha precisato che un’eventuale difformità non comporta l’applicazione dell’art. 117 co. 7 lett. a) TUB.

Più nello specifico, l’ISC non costituisce un costo da applicare al contratto di finanziamento, ma svolge unicamente una funzione informativa finalizzata a mettere il cliente nella posizione di conoscere il costo totale effettivo del prestito prima di accedervi.

In altri termini, l’ISC costituisce un mero elemento informativo e non una regola di validità da cui deriverebbe la nullità del contratto.

Alla luce delle suesposte considerazioni il Tribunale ha rigettato la domanda dei Clienti con condanna alle spese di lite, nonché condanna della Banca al versamento all’entrata del bilancio dello Stato per non aver partecipato al procedimento di mediazione.

Per ulteriori approfondimenti si rinvia ai seguenti contributi pubblicati in rivista:

USURA: NON È POSSIBILE CALCOLARE UN TAEG CHE COMPRENDA ANCHE GLI INTERESSI DI MORA (CD. TEMO)

NELL’ATTUALE ASSETTO NORMATIVO UN SIMILE VALORE NON È NORMATO, NÉ RILEVATO.

Sentenza | Tribunale di Milano, Giudice Ambra Carla Tombesi | 11.01.2018 | n.220

http://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-non-e-possibile-calcolare-un-taeg-che-comprenda-anche-gli-interessi-di-mora-cd-temo 

USURA: INFONDATA LA PRETESA DI SOMMARE INTERESSI CORRISPETTIVI E MORATORI

È DEL TUTTO INATTENDIBILE LA DETERMINAZIONE DI UN TASSO EFFETTIVO DI MORA (CD. TEMO)

Sentenza | Tribunale di Pavia, Dott.ssa Laura Cortellaro | 31.10.2017 | n.1668

http://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-infondata-la-pretesa-di-sommare-interessi-corrispettivi-e-moratori 

USURA: IRRILEVANTI GLI INTERESSI MORATORI PER LA MANCANZA DI UN VALIDO TERMINE DI RAFFRONTO

LA PRETESA DI CONFIGURARE UN TASSO EFFETTIVO DI MORA (CHIAMATO T.E.MO) NON È CONDIVISIBILE

Sentenza | Tribunale di Milano, Dott. Francesco Ferrari | 16.02.2017 | n.16873

http://www.expartecreditoris.it/provvedimenti/usura-irrilevanti-gli-interessi-moratori-la-mancanza-un-valido-termine-raffronto